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Pesca TartaFree

Biologia e comportamento

Caretta caretta  è caratterizzata da una testa larga e supportata da una potente mascella che le permette di alimentarsi di prede con gusci duri. Il carapace è leggermente a forma di cuore e di colore bruno-rossastro negli adulti e sub-adulti, mentre il piastrone è generalmente di un colore giallo pallido. Gli esemplari adulti raggiungono la lunghezza massima di 80 – 140 cm, per un peso massimo di 100-160 kg.

E’ una specie ad ampia distribuzione che vive in acque tropicali, ma popola anche acque temperate, sulle cui coste preferenzialmente nidifica. Per la maggior parte dell’anno gli adulti conducono vita solitaria in aree di foraggiamento generalmente neritiche e costiere, che sembrano essere specifiche per i singoli individui e mantenute per tutto il periodo inter-riproduttivo. L’attività di ricerca del cibo si concentra nelle ore crepuscolari, o all’alba, e l’attività motoria si intensifica di notte. La specie è carnivora generalista, nutrendosi di un vasto spettro di prede che comprendono i pesci, i crostacei,  i molluschi cefalopodi, alghe e meduse. È stata anche rilevata l’ingestione  di oggetti di plastica di varia natura, piume, stoffa, frammenti lignei e, in qualche caso, persino di batterie elettriche e catrame.

Caretta caretta  raggiunge la maturità sessuale intorno ai 15-25 anni di età. Dal momento in cui raggiunge la maturità sessuale, si riproduce con un ciclo di 2-3 anni, ma all’interno di una stessa popolazione il ciclo è sfalsato, così che le deposizioni si verificano ogni anno. Al momento della riproduzione, gli adulti lasciano le aree di foraggiamento per migrare verso le spiagge di nidificazione, che possono anche trovarsi molto lontano dalle aree di pascolo.

Le tartarughe marine sono grandi migratori e mostrano una certa costanza nelle le rotte migratorie verso i siti di alimentazione, di svernamento e di riproduzione. Alcuni di questi siti sono frequentati solo in estate per motivi climatici, altri (areali di foraggiamento) in tutte le stagioni, determinando il grado di attività delle tartarughe che popolano queste zone durante l’inverno. Generalmente le tartarughe marine effettuano migrazioni stagionali verso aree con acque più calde in inverno, mentre gli adulti migrano verso i siti di nidificazione durante la stagione riproduttiva, che avviene tra giugno e tardo settembre. I principali siti di nidificazione per la specie Caretta caretta , confinati quasi esclusivamente nel Mediterraneo orientale, sono concentrati a Cipro, in Grecia, Libia e Turchia; alcune aree di nidificazione, meno abbondanti, si registrano anche in altri paesi del Mediterraneo come Egitto, Israele, Libano, Tunisia e Italia (lungo la costa meridionale e le isole, alcuni anche nel Tirreno e recentemente in medio Adriatico). Alcuni Autori stimano che ci siano annualmente 2,280-2,787 nidi di Caretta caretta  in Mediterraneo. Altri Autori, basandosi sulle registrazioni annuali dei nidi di Cipro, Grecia, Israele, Tunisia e Turchia affermano che il numero totale di nidi per stagione varia da 3,375 a 7,085.

Dopo la stagione riproduttiva le femmine migrano verso habitat neritici di foraggiamento, che spesso coincidono con quelli di svernamento. Si è osservato che le femmine di tartaruga che nidificano sulle coste della Grecia migrano poi verso le zone di foraggiamento nel Nord Adriatico o nel Golfo di Gabès, mentre quelle che nidificano a Cipro migrano verso le zone costiere dell’Egitto.

I principali siti di svernamento e foraggiamento in Mediterraneo sono il Golfo di Gabès in Tunisia, le coste Libiche, il centro-nord Adriatico e le coste Turche. La maggiore concentrazione di individui durante la fase di vita demersale si trova a profondità inferiori di 100 metri. Adulti di Caretta caretta, quindi, prediligono acque basse, e la massima profondità registrata è di 110 metri.  In tutti i casi si tratta di aree caratterizzate da una piattaforma continentale molto ampia dove le tartarughe sono solite concentrarsi maggiormente a causa delle basse profondità e dell’abbondanza di cibo. Tuttavia anche lungo le coste dell’Egitto, Spagna e Grecia  sono state individuate zone di foraggiamento. Le piattaforme continentali, che rappresentano le più importanti zone di foraggiamento per gli individui adulti, sono generalmente ristrette, dunque in queste aree la concentrazione di individui è maggiore e maggiori risultano anche le catture accidentali.  Queste caratteristiche ecologiche di Caretta caretta fanno si che nelle aree sopra descritte, le tartarughe vengano accidentalmente catturate principalmente dalle reti a strascico, poiché tali aree presentano fondali ampiamente accessibili a tali attrezzi. Operando sul fondo, tuttavia, anche le reti da posta risultano essere attrezzi molto impattanti in queste aree. 

L’area di foraggiamento localizzata nella parte occidentale del bacino nei pressi delle Baleari, dove oltre agli individui adulti del Mediterraneo sono soliti concentrarsi individui adulti della popolazione Atlantica, che entrano attraverso Gibilterra durante la prima metà dell’anno, è di secondaria importanza rispetto al Golfo di Gabès e al Nord Adriatico. Studi condotti sulla popolazione Atlantica di Caretta caretta hanno portato alla luce come questa sia geneticamente divergente dalla popolazione Mediterranea.

Per quanto riguarda i nuovi nati, subito dopo la nascita questi abbandonano le spiagge e iniziano un periodo di vita prettamente pelagica, all’interno dei grandi sistemi di correnti che dura vari anni, per trasferirsi poi in ambienti costieri dove rimangono generalmente per il gran parte della loro vita. Aree in cui le tartarughe trascorrono la fase di vita pelagica, e dove è possibile riscontrare un’alta presenza di esemplari giovanili, sono state individuate nel sud Adriatico, nello Ionio, nello Stretto di Sicilia e nel Mediterraneo occidentale (Spagna). Inoltre, lo stretto di Messina e il Canale di Sicilia rappresentano entrambi aree di transito tra il bacino occidentale e orientale per le rotte migratorie sia di  giovanili che di adulti.

Dati ottenuti tramite telemetria satellitare durante la migrazione post-riproduttiva verso i luoghi di foraggiamento in altre popolazioni, indicano come gli adulti migrino attivamente, nuotando giorno e notte a velocità pressoché costante fino al raggiungimento dei loro obiettivi. Gli accoppiamenti avvengono preferenzialmente nelle acque antistanti le spiagge di nidificazione e l’ambiente terrestre è raggiunto solo dalle femmine al momento della ovodeposizione. In Italia il periodo riproduttivo pare generalmente iniziare a metà giugno e finire a metà settembre. La selezione del sito di nidificazione può essere suddivisa in tre fasi: scelta della spiaggia, emersione e scavo del nido. Le femmine prediligono spiagge sabbiose larghe, non illuminate e a elevata naturalità. È stato osservato che la femmina preferisce deporre nella metà superiore della spiaggia, che non in prossimità del mare - dove le uova sarebbero più soggette a inondazioni -per aumentare le possibilità che l’incubazione termini con successo, anche se in tal modo i piccoli impiegano più tempo per raggiungere il mare e sono più esposti al rischio di predazione. Ogni femmina può realizzare fino a 6 nidi per stagione riproduttiva, a intervalli di circa 14 giorni, anche se normalmente gli eventi raramente sono più di 3; in ogni nido vengono deposte 80-100 uova. Caretta caretta non attua alcun comportamento di cure parentali e lo sviluppo degli embrioni è affidato alla temperatura della sabbia, da cui dipende, oltre che la determinazione sessuale, anche la durata dell’incubazione, che mediamente dura 60 giorni. Diversi fattori, naturali e antropici, possono incidere negativamente sul successo di schiusa, con perdite che possono raggiungere l’80%. Per esempio, dati in letteratura (Erkakan 1993) relativi a Dalyan Beach (Turchia) riportano che nel 1989 su 235 nidi contenenti 17.254 uova soltanto 1.611 piccoli hanno raggiunto il mare. Subito dopo la nascita, i piccoli lasciano la spiaggia dove sono nati, mostrando un comportamento orientato che li porta a raggiungere velocemente le acque pelagiche. Iniziano allora un periodo di vita prettamente pelagica, all’interno dei grandi sistemi di correnti. Solo dopo vari anni di vita pelagica, abbandonano il mare aperto per trasferirsi generalmente in ambienti costieri dove rimangono per il resto della vita. Questi primi anni di vita pelagica sono molto poco conosciuti e denominati “the lost years”, in conseguenza delle oggettive difficoltà di studio in questa fase biologica. Solo di recente alcuni studi di telemetria satellitare, anche nel Mediterraneo, hanno fornito indicazioni sui movimenti dei giovani in questo periodo, i quali hanno spesso mostrato un comportamento vagabondante, attraversando vaste aree pelagiche.

 




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